Visualizzazione post con etichetta Cultura Hip-Hop. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cultura Hip-Hop. Mostra tutti i post

lunedì 21 marzo 2016

A lezione di Rap con Kento, tra cinema e poesia

Rap tra cinema e poesia, questo il tema dell'incontro previsto per giovedì 24 marzo al CSOA La Strada di Garbatella (Roma). Il rapper, blogger ed attivista Kento proporrà la proiezione di "Slam", seguito da un incontro sui temi del film e sulle contaminazioni tra Rap e poesia. "Slam" è un film del 1998 dedicato proprio al rapporto tra arte poetica, Rap e vita di strada; vincitore della Caméra d'Or al 51° Festival di Cannes, verrà proiettato in lingua originale con sottotitoli in italiano. Il film, diretto da Marc Levin, ha vinto anche il Gotham Award per l'attore rivelazione (Saul Williams), il Gran premio della giuria U.S. Dramatic ed è stato nominato agli Independent Spirit Award per la miglior performance di debutto, mentre le musiche sono state composte Dj Spooky. Kento è invece membro del consiglio direttivo della LIPS - Lega Italiana Poetry Slam.

venerdì 18 marzo 2016

RAP – Revolution Art Poetry: un documentario sul Rap palestinese

E' da oggi disponibile sul canale YouTube di MAIA Onlus il documentario "RAP - Revolution Art Poetry", con la regia di Nicholas Nazari, le interviste di Dutch Nazari e Alessandro Burbank, la colonna sonora di Sick Et Simpliciter. Il documentario, della durata di 45 minuti, è disponibile in due versioni: una con i sottotitoli in inglese e l'altra con i sottotitoli in italiano. "Revolution Art Poetry" è un documentario che indaga il ruolo della poesia e del Rap nella società palestinese, risultato di una ricerca che ha portato una squadra di 5 persone a visitare la Cisgiordania per intervistare mc's e poeti locali.

Sinossi: quando l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina fu creata negli anni '60, il governo israeliano affermava l'inesistenza di un popolo palestinese con una propria cultura e tradizione. Per questo motivo, il movimento di resistenza palestinese ha sempre dato un'importanza cruciale al supporto e allo sviluppo delle forme esistenti di espressione artistica, quali prove di un'identità nazionale capace di riunire territori divisi e riconnettere la popolazione con il proprio passato e la propria identità. La poesia popolare palestinese è stata sicuramente la forma d'arte diffusa più ampliamente tra queste, la sua ricca tradizione si è stagliata come prova innegabile contro chiunque rinnegasse l'esistenza di un'identità palestinese originaria. Queste poesie cantano spesso di problemi economici, sociali e politici, fornendo una valvola di sfogo alla rabbia generata dal potere occupante. All'interno della società palestinese, si assiste oggi al distanziarsi delle nuove generazioni da quelle che le hanno precedute; a queste ultime si contrappongono i giovani, la cui rabbia non si arrende al conflitto, agli insediamenti israeliani in continua espansione, all'appropriazione indiscriminata delle loro risorse e dei loro diritti. L'Hip-Hop e il Rap si stanno diffondendo tra loro come nuove forme di espressione artistica e culturale. Spesso, però, sono malviste dalle vecchie generazioni, considerate come il prodotto di una colonizzazione culturale imposta, rude ed offensiva. Ma i rapper palestinesi sentono il bisogno di far sentire la loro voce per svegliare le coscienze e denunciare quei comportamenti criminali che le vecchie generazioni condannavano con la poesia...


mercoledì 17 febbraio 2016

Quando il sample ti scava nel cervello...

Comincio dagli ingredienti, dato che i fornelli un po' c'entrano in questa piccolissima storia: Clint Eastwood, Lalo Schifrin ed Hervé Salters. Ok, così non si capisce niente, meglio andare con ordine... Mi sto preparando la cena (evito accuratamente il verbo cucinare ché sarebbe quasi un'offesa per i tanti chef che ci leggono - e non mi riferisco certo a Ghostface), in TV il buon "Ispettore Callaghan: il caso "Scorpio" è tuo!!" ("Dirty Harry", 1971) di Don Siegel, primo film con protagonista il ruvido sbirro di San Francisco. Clint, con la sua faccia da duro e il pistolone sproporzionato (nel senso dell'arma) sempre sfoderato, dà la caccia a un serial killer che sta terrorizzando la città; a un certo punto, tra un appostamento sui tetti e un inseguimento a piedi, lo score di Lalo Schifrin incalza in un teso Funk che conduce il sottoscritto in un terribile corto circuito: io questo pezzo l'ho già sentito, deve averlo campionato qualcuno... Sì, ma chi? Prima, ovvia soluzione: whosampled.com; esito negativo, non riconosco il brano che cerco (scoprirò poi che, in effetti, non c'è). La mattina successiva, in ufficio, accendo il PC e cerco il disco, lo trovo, lo scarico (eh sì, a mali estremi...), lo metto su una chiavetta USB e mi sento proprio come il nostro Ispettore quando sa di essere a un passo dalla soluzione... Ore 18.30, esco, seleziono la cartella dal menù, parto su "Prologue/The Swimming Pool", primo brano della soundtrack: non è lui. L'ascolto prosegue - non mi scoraggio - e finalmente arrivo alla traccia numero sette, "Scorpio Takes The Bait", ho il sentore che possa essere quella giusta ma la piccola manciata di secondi che mi sta scavando nel cervello dal giorno prima tarda ad arrivare...fino al minuto 2.30! Eccolo, sei mio e ora so anche chi sei, perché mentre scorri nelle casse dell'auto l'associazione mi viene più facile del previsto. Il disco è "Cliquety Kliqk" di General Elektriks (che ho recensito qui), il pezzo è "F'acing That Void" (con i Maroons, ovvero Lateef The Truth Speaker e Chief Xcel), quelle poche battute di batteria sono un chiaro esempio del perché adoro l'Hip-Hop e quindi il beatmaking. E ve lo dovevo proprio raccontare...


martedì 16 febbraio 2016

Hip Hop Family Tree 2 in uscita!

Finalmente, a quasi un anno dall'uscita del primo volume, Panini Comics annuncia la data di pubblicazione di "Hip Hop Family Tree 2", secondo capitolo del bellissimo fumetto realizzato da Ed Piskor. La storia coprirà il triennio 1981/1983, con protagonisti quali Grandmaster Flash e Run-DMC. Non so voi, ma io segno il 14 aprile 2016 sul calendario perché "Hip Hop Family Tree" è una figata pazzesca!

http://www.paninicomics.it/web/guest/productDetail?viewItem=807208

venerdì 22 gennaio 2016

Il quarto di secolo di "Step In The Arena", un'eleganza immutata nel tempo

Tra i tanti anniversari che si susseguono di questi tempi c'è il rischio tangibile di perdere per strada qualche uscita storica - e il motivo è molto semplice. Si chiama Golden Age, un periodo nel quale la scena proponeva artisti di altissimo calibro che uscivano con discrete frequenze, e più spesso che no lasciavano giù un classico senza tempo.

E' da poco passato un quarto di secolo anche dall'uscita di "Step In The Arena", uno dei tanti colossal firmati Guru e Premier. E solo quanto abbiamo scritto nella riga precedente ci fa riflettere molto. L'Hip-Hop ha drasticamente aumentato la sua esposizione mediatica, oggi è senza ombra di dubbio un qualcosa di maggiormente fruibile e conosciuto (anche se, talvolta, su tale conoscenza si può discutere…) rispetto a venticinque o trent'anni fa, quando i dischi erano merce rara ed era davvero un'impresa metterci le mani sopra.

Il fatto è che, al contrario di oggi, allora la discografia di un singolo mc o di un gruppo poteva vantare più di un classico al suo interno, un evento ai tempi nostri non più così frequentemente riscontrabile a causa dell'abbassamento del livello medio del rapping, nonché per il fatto che dobbiamo mestamente scendere a patti con la realtà e capire che quell'era fantastica, così ricca di materiale qualitativamente ineccepibile, è finita per sempre ed è irripetibile.

E così, quando pensiamo ai Gang Starr, abbiamo solo l'imbarazzo della scelta e preferire un loro album rispetto a un altro significa solo esprimere un gusto del tutto personale e soggettivo, semplicemente perché dal punto di vista oggettivo i loro dischi hanno ben poco di cui essere appuntati o discussi. Possiamo essere d'accordo sul fatto che "No More Mr. Nice Guy", il lavoro di debutto, suoni oggi più vecchio di tutti gli altri elementi della discografia, oppure sull'idea che "The Ownerz", l'ultimo arrivato in ordine cronologico, sia un ottimo album seppure non circondato dalla medesima aura celeste di un "Moment Of Truth" o un "Daily Operation". Ma, alla fine dei conti, resta solo un fatto: i Gang Starr non hanno mai sbagliato un colpo.

Pur inchinandoci con sommo rispetto dinanzi a qualsiasi cosa sia mai uscita a loro nome, per "Step In The Arena" abbiamo sempre provato un'affezione particolare. Guru e Premier, l'uno grazie alle enormi abilità metriche, l'altro per merito delle innovative intuizioni musicali, avevano fatto breccia anche nel cuore di qualche recensore italiano al momento della pubblicazione del loro secondo album e la loro conoscenza nasce proprio da qui, dal consulto di qualche rivista magari oggi non più in circolazione, ma della quale avevamo letto e riletto fino all'ossessione tutte le lodi tessute nei confronti di un disco che andava a rafforzare e raffinare il congiungimento tra Hip-Hop e Jazz già iniziato dal debut album, creando i presupposti per cominciare a ritagliarsi quel posto d'onore - poi affermato in più occasioni - tra i protagonisti di spicco nell'alba di quei fruttuosi anni novanta.

Da lì nacque un acquisto a scatola chiusa, senza mai aver sentito una singola nota del disco. Un acquisto ripagato dagli autori con gli interessi decuplicati.

Di "Step In The Arena" ci sono sempre rimaste impresse l'eleganza e la raffinatezza della sua composizione. E' un'opera che attesta l'innegabile crescita del ventaglio di soluzioni sonore in possesso di Dj Premier, un produttore che ha preso letteralmente l'Hip-Hop per mano portandolo in una direzione completamente differente rispetto alla più tradizionale matrice Funk data dai numerosi colleghi che avevano fatto fortuna campionando George Clinton piuttosto che James Brown nelle salse più disparate, con Preemo impegnato a selezionare i suoni da una tonnellata circa di vinili Jazz denotando una capacità costruttiva semplicemente superiore nell'assemblare i vari pezzi campionati, infarcendoli di corpose dosi di scratch, ora ritmici, ora taglienti.

Guru, pace all'anima sua, è sempre stato il contraltare perfetto per questo tipo di suono grazie a quella particolare voce vellutata, mai una volta fuori dal suo tono prestabilito, mai una volta risultata noiosa. Uno strumento a sé stante, che s'insinuava armoniosamente tra quella musicalità così astutamente assemblata e creando con essa una convivenza ideale, offrendo un messaggio incisivo senza la necessità di alzare la voce tanto spiccata era l'intelligenza reperibile nei suoi testi, senza dimenticare una perizia tecnica che proponeva rime interne multiple a getto continuo, un esercizio lirico non esattamente alla portata di tutti.

"Step In The Arena" è uno di quei dischi intoccabili, dei quali non ci si azzarda a saltare nemmeno un solco ogni volta che li si ascolta. Ogni pezzo è curato nella stessa maniera del precedente e del successivo costituendo un agglomerato coeso che non aveva nulla da cedere all'orecchiabilità richiesta dalle radio, che non sentiva nemmeno lontanamente il bisogno di un singolo ruffiano per vendere qualche copia in più. Ciascuna traccia possedeva una sua differente estrazione concettuale, una sua originalità compositiva ben distinta. E Guru aveva le spalle così grosse che non aveva certo bisogno di featuring con cui condividere tutto il peso lirico dell'operazione.

E' un disco dal quale basta solo soffiare la polvere con cui il tempo lo ha ricoperto, riscoprendo l'immutata classe dei suoi diciotto pezzi da novanta tra i quali trovano posto la trionfalità di "Check The Technique", la profonda vena descrittiva di "Love Sick", le storie di strada magistralmente interpretate come "Execution Of A Chump" e l'immortale "Just To Get A Rep" (ahhh, quel sample di Nice & Smooth, il preludio a quella bomba fotonica che sarebbe risultata "D.W.Y.C.K."), il caos controllato di "As I Read My S-A", la tromba spezzata e le domande retoriche di "Who's Gonna Take The Weight", la calma meditativa suggerita da "Precisely The Right Rhyme", la riflessività di "Form Of Intellect" e dell'ipnotica "Beyond Comprehension", l'assalto minaccioso perpetrato da "Here Today, Gone Tomorrow", il sottofondo sintomatico di "The Meaning Of The Name". Un elenco di elementi distintivi potenzialmente infinito, che contrappone di continuo l'eleganza espressiva alla tipica ruvidità da vicolo malfamato, una sensazione che trapela - nel nostro modo di interpretare - tanto dai singoli pezzi quanto dalla copertina, caratterizzata da quello sfondo degradato e da quel simbolo così immediatamente riconoscibile e volto a sottolineare la forza dell'intelligenza, la stella e la catena, l'emblema di tutto ciò che ha sempre gravitato attorno all'universo Gang Starr.

...Gang represent my boys or a posse, so back up off me/and the Starr symbolizes the power, making the suckers and weak brothers cower...

Parole scolpite nella pietra e scritte per restare in eterno, l'essenza di ogni prezioso secondo che scorre dentro a uno dei dischi Hip-Hop più importanti di sempre.





      

martedì 12 gennaio 2016

J Dilla Weekend 2016 - Miami (FL) 5-7 febbraio 2016

E' tutto pronto per il J Dilla Weekend del 2016, secondo incontro dedicato allo straordinario produttore originario di Detroit morto il 10 febbraio 2006. E' già un decennio, quindi, che James se n'è andato, periodo durante il quale la sua notorietà, invece che decrescere, si è perfino amplificata e continua a ricevere attestazioni di stima sia all'interno che all'esterno degli ambienti Hip-Hop. A testimonianza di ciò, l'incrollabile Ma Dukes ha raccolto una folta line up che comprende De La Soul, l'intera crew Pro Era, Diamond D ed A.G. dalla D.I.T.C., Dj Premier, Slum Village, Royce Da 5'9", 9th Wonder, Blu & Exile, Rapsody, Chuck Strangers, A-F-R-O e tanti altri; in più, sono previsti approfondimenti, incontri, enormi barbeque, proiezioni e via a seguire. In basso, nel caso passiate dalle parti di Miami, il link per acquistare i biglietti...

http://jdillaweekend.com/

martedì 22 dicembre 2015

B:eat #2 - Homework Dub

"B:eat" è il nuovo progetto nato dall'incontro tra la web TV Televisione Pirata e la nuova label MVAsounds. Un format video a puntate che vuol mettere in contrasto il passato con il futuro, creando nuove soluzioni. Dopo "Diggin in Verona", la serie prosegue con il secondo episodio: "Homework Dub". Contatto, ricerca e sperimentazione; Meets Vision Art in un approccio live e dedito all'improvvisazione che rende unica ogni performance. Travolti da un fiume di suoni, a tutte le ore, la viviamo e la respiriamo senza accorgercene; cerchiamo la musica tra i gesti, le luci e le immagini. I battiti si susseguono in un'unica serie, infinita. Tutto ruota e gravita attorno alle pulsazioni intense e profonde che penetrano nel corpo coinvolgendolo. Melodie ipnotiche e ripetute all'infinito, distolgono l'attenzione e fanno riconvergere al B:eat.

lunedì 7 dicembre 2015

Hashetic Temple: imparare a produrre e mixare i brani autoprodotti!

Hashetic Front Records è un'etichetta indipendendente e senza fini di lucro, molto attiva sul web e promotrice di un'interessante iniziativa intitolata Hashetic Temple. Si tratta di brevi e focalizzati articoli rivolti a coloro che sentono il bisogno di far musica ma non possono permettersi uno studio. HFR spiegherà a tappe e in maniera intuitiva, partendo dalle basi, i principi della fonia per poi far luce sul funzionameto del sintetizzatore, del campionatore, di outboards e dei processori d'effetto. La padronanza dei termini e la conoscenza delle leggi fisiche permetteranno di capire al meglio il funzionamento dei macchinari e di avere sotto controllo il suono durante tutta la catena produttiva. Esperto o principiante, chiunque troverà risposte a domande attinenti il suono. Il corso nasce da 15 anni di esperienza nell'ambito della produzione Hip-Hop e da nozioni apprese in costose scuole di sound engineering. Per partecipare, vi basta seguire i link in basso!

https://www.facebook.com/hasheticfrontrecords
http://hashetictemple.blogspot.it/

mercoledì 25 novembre 2015

Diggin' in Verona è l'episodio #1 di B.eat

Lunedì 23 novembre è uscito il primo episodio di B:eat, progetto nato dall'incontro tra la web TV Televisione Pirata e la nuova label MVAsounds. Un format video a puntate che vuole mettere in contrasto il passato con il futuro, creare nuove soluzioni. B:eat è ricerca, è live, è un momento di incontro; B:eat è il terzo occhio che cattura l'impulso e la creatività nel suo aspetto più spontaneo e immediato; B:eat ricerca i suoni, crea i brani, ritrae la vita di tutti i giorni; B:eat ridà vita ai vecchi LP, suona le parti del proprio corpo; B:eat riconosce il ritmo nel luogo dove vivi, cogliendo quelle sfumature musicali che la routine rende vane. Volevamo creare qualcosa che ci rappresentasse prendendo spunto dagli elementi artistici di altissima qualità offerti da Verona, e farli risuonare secondo la nostra visione. Per questo abbiamo scelto il mercatino dell'antiquariato di San Zeno, un sampler, un giradischi e sullo sfondo una delle città più belle del mondo. Ecco allora, di seguito, "Diggin' in Verona".


lunedì 23 novembre 2015

All'assalto è il nuovo documentario sull'Hip-Hop italiano di Paolo Fazzini

Dal 30 novembre sarà possibile acquistare in edizione libro + DVD "All'assalto", il documentario diretto da Paolo Fazzini e co-prodotto da Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani. Oggi la pubblicità usa il Rap italiano e i rapper, sempre più investiti di fama e successo, sono presenti in talent show e programmi TV; 25 anni fa non esisteva nulla di tutto ciò - o meglio, non esisteva fino all'uscita di "Batti il tuo tempo" di Onda Rossa Posse. Il 15 giugno '90, infatti, uscì il disco del collettivo romano e nulla fu più come prima. Ma da dove è cominciato tutto? Lo racconta "All'assalto", un'indagine sulle radici del Rap in lingua italiana, sulle posse, sommaria e imprecisa definizione mutuata dagli USA e attorno a cui si sono raccolti gruppi musicali che ruotavano principalmente tra Rap, Reggae e Raggamuffin. Il racconto di Paolo Fazzini va dal 1989 al 1994 e i nomi dei protagonisti di quell'epoca ci sono tutti: Assalti Frontali, 99 Posse, Papa Ricky, Sud Sound System, AK47, Menti Criminali, Il Generale, Alberto Piccinini, David Nerattini, MC Shark, Sa Razza Posse, Lion Horse Posse, Cuba Cabbal, Dj R, Dj Disastro e tanti altri. Gli autori hanno raccolto foto, VHS, cassette, Dat, formati fragili e a rischio riportati per l'occasione a nuova vita. "All'assalto" non vuol essere una storia del Rap italiano, ma una fotografia di quei primissimi anni, potete ordinarlo scrivendo a allassaltodocumentario@gmail.com o visitando la pagina in basso (le prime 50 copie sono numerate a mano e comprendono anche la t-shirt ufficiale).


giovedì 22 ottobre 2015

Letture (s)consigliate: Hip Hop Italia di Fabio Bernabei

Ho letto "Hip Hop Italia" di Fabio Bernabei in un paio d'ore, il tempo di un volo da Roma ad Olbia l'altro ieri e il ritorno ieri sera. Opinione personale? Uno dei peggiori libri sull'Hip-Hop italiano che sia mai stato scritto. Sarò rapido: al netto di errori grossolani (indicare KRS-One tra i maggiori esponenti del Gangsta Rap è un tantino discutibile...) ed omissioni comprensibili, il libro presenta una ricostruzione più o meno completa della scena a partire dagli anni '80 (pochi cenni) fino a tutto il 2014. Già da questo punto di vista, "Hip Hop Italia" non offre commenti, testimonianze o contributi nuovi rispetto ad altri testi che affrontavano il medesimo percorso cronologico e l'impressione è che, tutto sommato, il lavoro sia prettamente compilativo, l'ennesima mappatura dell'Hip-Hop italiano attraverso le due coordinate geografiche e temporali. Il problema maggiore, tuttavia, risiede nel tentativo di veicolare fino allo sfinimento un messaggio preciso e fondato su un punto di vista che lascia parecchi dubbi: in sostanza, Fabio Bernabei ci dice che nell'Hip-Hop italiano il successo genera l'immediata reazione (negativa) del pubblico specializzato, affetto (deduco io...) da cretinismo e pregiudizi di ogni sorta, vista l'ostinazione con la quale puntualmente banna gli artisti che raggiungono determinati risultati di vendita come falsi, sucker o fake che dir si voglia. E' proprio così? E, soprattutto, la logica adottata è corretta? Secondo me no. In primis, non mancano esempi di segno inverso, basti citare Neffa, che ha ottenuto ottimi incassi con "I messaggeri..." e "107 elementi", il Frankie Hi-NRG di "La morte dei miracoli", La Pina ai tempi di "Piovono Angeli", più di recente Salmo, marchiato Tanta Roba, ma anche Ensi, Ghemon e Nitro, a quanto pare graziati - a prescindere dai gusti e dalle singole carriere - dagli anatemi più feroci dell'utenza. E' vero che i loro numeri non fanno il paio con quelli dei Club Dogo, di Fabri Fibra, di Marracash e via dicendo, ma è altrettando vero, arrivando al secondo punto, che l'analisi (o meglio: l'assenza di analisi) di Bernabei tralascia una considerazione ovvia, ovvero che non sia la celebrità in sé a far storcere i nasi dei cosiddetti b-boy fieri, bensì lo slittamento di questa musica verso sonorità Pop e palcoscenici che tuttora identificano il Rap con le corna a tre dita che faceva vent'anni fa Jovanotti. Perché un Moreno o boy band sul modello dei Gemelli DiVersi stanno sulle scatole a tanti per una ragione semplicissima, cioè perché propongono un tipo di Hip-Hop costruito su misura per un pubblico di adolescenti e per chi di questa Cultura non ha alcuna cognizione esatta, annacquandone suoni, tecnica e temi. Il che è condizione sufficiente, a mio modo di vedere, per lanciare pomodori (metaforicamente parlando!) contro loro e contro chiunque faccia altrettanto.

sabato 17 ottobre 2015

Straight Outta Compton - The Movie

Non c'è che dire, la curiosità nel vedere "Straight Outta Compton - The Movie" era davvero tanta.

Per chi ha vissuto - seppure con un paio d'anni di ritardo rispetto alla pubblicazione originaria, risalente al 1988 - sulla propria pelle l'importanza di un disco seminale per l'intera storia dell'Hip-Hop, l'annuncio di un film di questo genere non poteva che rappresentare un sogno tramutato in una realtà assiduamente desiderata ma lontanamente realizzabile, se non altro perché tra la fine degli anni ottanta ed il principio dei fortunati anni novanta la situazione tecnologica era distante anni luce da tutti i dispositivi di cui godiamo oggi, ragion per la quale attorno agli artisti preferiti aleggiava un eccitante alone di mistero che impediva l'eccessiva immediatezza di cui si può usufruire in tempi moderni.

Era un'epoca in cui i canali dedicati ai video musicali si trovavano, perlomeno in Italia, a muovere i primi passi, internet sarebbe arrivato in tempi molto successivi e solo pochi fortunati potevano permettersi il lusso di captare miracolosamente MTV - e di conseguenza il suo arci-noto programma Yo! MTV Raps - una delle rare fonti visive per un genere che possedeva solo pochi spiccioli dell'enorme esposizione mediatica oggi dedicatagli, un fatto appesantito dal becero accanimento attuato dalla censura nei confronti dell'Hip-Hop più crudo e brutalmente onesto. Tale ricordo, che personalmente lega "Straight Outta Compton" a tanti altri lavori di pari valenza storica, farà sicuramente sorridere i più giovani, ma la realtà era quella e non proponeva alternative. Era già molto potersi permettere il lusso di reperire un negozio che vendesse dischi di Hip-Hop americano, scartabellando vinili e CD qua e là fissando nella memoria quella copertina capitata tante volte tra le mani, una fotografia ritraente un gruppo di ragazzi immortalati dal basso verso l'alto, gli sguardi torvi, il loro posizionamento a formare un cerchio, le pistole in mano.

Sarebbe partito tutto da lì, dal portarsi a casa un album rivoluzionario, analizzando minuziosamente i minacciosi protagonisti di quella copertina e cercando faticosamente di abbinare una faccia a una voce mentre le cuffie sparavano quelle rime grandiose e quei beat potentissimi, cercando poi conferme attraverso un video beccato per caso o grazie all'immagine di qualche altro disco. L'opera prima degli N.W.A. non è semplicemente un capitolo imprescindibile del grande libro dell'Hip-Hop, senza il quale tutto ciò che venne in seguito non sarebbe stato il medesimo e non avrebbe potuto fornire un uguale impatto, è soprattutto un pezzo di Cultura che mette in primo piano il finto sogno americano perbenista, quello che si atteggiava a scandalizzato per le liriche misogine e violente di un gruppo di ragazzi di colore che altro scopo non aveva se non quello di raccontare la propria verità di tutti i giorni, combattendo perennemente contro censure e insabbiamenti tesi solo a respingerli verso l'emarginazione da cui cercavano di emergere, facendo comodamente finta che non esistessero.

Ma veniamo alla pellicola, vista rigorosamente in lingua originale al fine di evitare le grossolane e talvolta deprimenti traduzioni e interpretazioni italiane, che con lo slang usato in questi casi perdono tremendamente efficacia.


"Straight Outta Compton" è un film molto interessante, seppur non privo di momenti confusi ed omissioni importanti, che alla fine della sua visione crea un deciso contrasto tra la soddisfazione data dal racconto di fatti che i fan avrebbero sempre voluto conoscere e quel pizzico di amaro che resta approfondendo a freddo alcune decisioni che, pur comprendendo il fatto di non poter inserire tutto in un film già vicino alle due ore e mezza, rimangono a modesto e personale parere criticabili.

Uno dei punti di forza del lavoro sta certamente nella ricreazione dell'ambiente e del vestiario dell'epoca, un qualcosa che è sempre rimasto ben definito nelle immagini fornite da materiale promozionale, dischi e video. Il tipico scenario offerto dai quartieri losangelini, i pezzi musicali inseriti nelle scene all'interno dei club, le magliette bianche extra large contrastanti con giacche e jeans rigorosamente di colore nero (allora era in voga lo slogan real men wear black), l'attenzione per dettagli come gli esatti cappellini che ognuno dei membri usava indossare (Dodgers, Kings e soprattutto Raiders, con l'entrata in scena del cap nero dei White Sox di Dre correttamente collocata in corrispondenza all'uscita di "The Chronic"), il taglio di capelli di Ice Cube tra il primo e il secondo disco solista, i tipici guanti neri senza dita indossati da Eazy-E nei live, sono tutti particolari molto apprezzabili per l'attenzione cui è stata loro rivolta.

I punti dove l'emozione sale non sono pochi e sono sorretti dai momenti chiave dai quali la storia viene poi sviluppata, nonché dalla corretta sottolineatura degli eventi più significativi dell'insieme. La revisione dei singoli eventi che portano ogni personaggio a convergere verso la formazione del gruppo è gestita in maniera essenziale ma precisa, i momenti da pelle d'oca non mancano e coincidono con tutte le tappe principali della breve esistenza della crew, la scelta degli attori è particolarmente azzeccata per Eazy-E e Dr. Dre, i cui alter ego non solo ne risaltano i simili tratti fisici ma svolgono un ottimo lavoro pure a livello espressivo, anche se il caso più clamoroso riguarda O'Shea Jackson Jr., figlio di Ice Cube, senza dubbio avvantaggiato rispetto agli altri per ovvi motivi genetici ma comunque molto, molto bravo nel ricreare le espressioni facciali del padre, unendole a una parlantina e una mimica di straordinaria concretezza. In fondo, essere il figlio di qualcuno non significa necessariamente saperne riprodurre fedelmente la figura e in questo caso il piccolo Cube vince a mani basse.

Il susseguirsi degli eventi individua con successo la figura di dubbio gusto del manager del gruppo, Jerry Heller, sottolineando il forte contrasto che creerà il distacco progressivo di Eazy-E dagli altri, è sufficientemente dettagliato nel ricreare la cronaca della dipartita di Ice Cube in un momento in cui il gruppo stava letteralmente facendo sfracelli, delineandone alcuni brevi ma significativi tratti della carriera solista (in particolar modo l'uscita dell'esplosiva "No Vaseline"), rievoca la genesi di "Boyz In The Hood", della fondamentale "8 Ball", della leggendaria "Fuck Tha Police", ma anche di "Nuthin' But A G Thang" e "California Love", ognuna delle quali crea il proprio piccolo grande momento di entusiastico sussulto. E, proprio usufruendo di un pezzo che venne perseguitato per incitare la violenza contro i poliziotti, il film centra uno dei suoi obiettivi giustificando quella rabbia cieca e collegandola alle immagini del pestaggio di Rodney King e al fuoco che attorniò South Central come se fosse l'ultimo giorno rimasto su questa Terra a seguito dell'assoluzione dei poliziotti responsabili dell'accaduto.

Veniamo ora ai risvolti negativi.

Se la prima parte del film è molto precisa nel collocare gli eventi, la seconda pecca alla grande tagliuzzando alcune circostanze per evidenti limiti di tempo. I minuti dedicati alla diramazione della carriera di Ice Cube sono sproporzionati rispetto alla frettolosa sequenza con cui si arriva alla separazione tra Eazy e Dre, mancando completamente di dettagliarne la faida. La scena di Eazy in preda alla frustrazione dinanzi ai cartelli che attestano le vendite milionarie di "The Chronic" è poco veritiera, perlomeno se relazionata alla totale assenza di cenni nei riguardi di pezzi come "Dre Day" o "Real Muthaphukkin' G's", il fulcro della nuova guerra di dissing interna al gruppo, un aspetto che avrebbe meritato uno spazio simile a quello dedicato al botta-e-risposta tra Cube e il resto dei Niggaz With Attitude.

Ma il secondo peccato è forse perfino peggiore del primo.

La figura di Mc Ren esce completamente e ingiustamente sminuita, relegato a personaggio di secondaria importanza (conseguenza anche della scelta di un attore poco centrato rispetto al Villain In Black per definizione) e lasciandone colpevolmente da parte l'importanza complessiva. Da molti riconosciuto come il miglior lyricist puro degli N.W.A., escludendo solo lo straordinario talento di Ice Cube, Ren ha firmato alcuni dei migliori momenti di "Straight Outta Compton" ("Quiet On Tha Set" ed "If It Ain’t Ruff" sono pietre miliari tanto quanto "Gangsta, Gangsta"), è stato il rapper più credibile del gruppo nel post Ice Cube recitando un ruolo non certo secondario nel sostenerne la fama pur non ricevendo un briciolo della gloria intascata da Dre, ha pure lui prodotto una carriera solista che, seppur non paragonabile a livello numerico alle vendite dei compari, avrebbe se non altro meritato una menzione.


Infine, i tratti di alcuni personaggi sembrano spingere eccessivamente lo spettatore in una direzione univoca, senza soffermarsi ad analizzare con la necessaria completezza tutti i punti di vista con cui si sarebbe potuto leggere un determinato protagonista. E qui emerge il taglio cinematografico dell'operazione, che tende a tappare buoni e cattivi in caratteri talvolta eccessivamente agli antipodi.

Alla fine dei conti, tuttavia, gli aspetti positivi sovrastano numericamente quelli negativi, considerazione legata a doppio filo con l'innegabile fascino dell'argomento trattato. Pur considerando la vocazione commerciale del progetto e il fatto che, essendo stato gestito e finanziato anche dai diretti protagonisti, si presti a una visione non del tutto completa delle vicende, "Straight Outta Compton - The Movie" è un film la cui visione è vivamente consigliata.

Perché? Perché gli N.W.A. all'epoca sganciarono una vera e propria bomba all'interno della cultura Hip-Hop, contribuendo fortemente a creare una ramificazione di un genere musicale da sempre capace di impensabili metamorfosi. Uno dei traguardi più importanti del lavoro, che venne raggiunto anche dal disco, è proprio quello di scavare dentro una violenza assai poco gratuita (nonostante le apparenze), facendo emergere la necessità primaria di gridare all'esterno la propria verità e il proprio disagio.

E questo gli N.W.A. l'hanno fatto meglio di tutti, diventando per sempre precursori dei tempi.

venerdì 11 settembre 2015

Corsi e ricorsi storici, ovvero l'Hip-Hop italiano degli anni '90 che a volte piaceva e a volte no...

Mi viene in mente incrociando la cover del mixtape che sancisce il ritorno di Sab Sista dopo non so più quanti anni di latitanza (tanti, considerando che in ordine cronologico l'ultimo dei 19 brani proposti, fatta eccezione per l'inedito, è datato 2002...), ma in realtà spesso se n'è parlato tra amici maniaci: sarà l'ondata di ristampe in vinile degli ultimi anni, spesso andate a ruba, o l'assestamento dell'Hip-Hop tra i generi musicali masticati dalla generalità del pubblico italiano (se ciò sia un bene o un male è tutt'altro tema, perciò qui non aggiungo altro), fatto sta che di fianco ai numeri - nei mesi recenti meno impressionanti - raggiunti dalle uscite mainstream, si è progressivamente assistito a una serie di rivalutazioni, riscoperte e ritorni che bisognerebbe ponderare con maggiore attenzione. Detto da dei nostalgici quali orgogliosamente siamo - il che non vuol dire che nel frattempo non siamo andati avanti, altrimenti avremmo già chiuso i battenti da parecchio... - può sembrare strano, eppure questa tendenza mi sembra puzzi un po' di buonismo, forse addirittura di revisionismo. Insomma, io in quegli anni lì c'ero, ho recensito l'album di Sab Sista (l'unico pubblicato dalla female mc, non date retta a chi scrive usando le discografie di Wikipedia), nel prossimo aggiornamento parlerò degli A.T.P.C., eppure se dovessi dirvi che era tutto bello, tutto imperdibile, tutto da avere ad ogni costo nella vostra collezione, mentirei spudoratamente! L'Hip-Hop italiano degli anni '90, col quale sono cresciuto e che ancora ascolto con immenso piacere, aveva pregi e difetti, classici e non, artisti coerenti e meteore più che dimenticabili, quindi condivido il sano proposito di raccontarlo a chi non l'ha vissuto né conosciuto (e lo faccio in prima persona grazie a RapManiacZ!), tuttavia mi aspetto che ciò accada con spirito critico, trovando le giuste misure tra la propria passione e i fatti concreti. Anche perché c'è un cono d'ombra che il più delle volte non viene raccontato, quei primi anni del duemila in cui tanti abbandonarono - forse per ragioni personali, forse perché capirono che il successo non era esattamente dietro l'angolo - e l'Hip-Hop italiano rischiò seriamente di sparire... Ecco, io preferisco celebrare chi, invece di eclissarsi e poi riapparire, scommise su se stesso e su un genere che sembrava spacciato, calcando assi di legno inchiodate male, registrando strofe e dischi che ascoltavano in pochi e cominciando ad abituarsi a un mezzo, la rete, che stava modificando radicalmente e rapidamente il mercato musicale globale. <<Qui ci s'identifica con chi l'ha fatta la storia/poi se la modifica e formatta la memoria>>; non occorre aggiungere altro.

giovedì 10 settembre 2015

Il Cerchio - Le origini (prima parte)

Apri la posta di Yahoo, ovvero il sito meno informativo del globo, e ti ritrovi questo piccolo video in home...

Music Heroes riparte da Rancore!

Terzo appuntamento alle porte per Music Heroes, che dopo la pausa estiva riprende i suoi seminari didattici accogliendo uno dei protagonisti più eclettici e apprezzati dell'Hip-Hop italiano: Rancore. Dopo Cristiano Godano ed Ensi, toccherà al rapper romano proseguire l'esclusiva serie di workshop rivolti a musicisti, aspiranti tali e semplici curiosi. Oltre alla sua abilità nell'improvvisazione, l'mc ha sempre mostrato un'attenzione minuziosa nella scrittura, non è un caso che il titolo scelto da Rancore per la sua lezione sia Hermetic Hip Hop: sarà un viaggio all'interno del mondo misterioso della scrittura in rima, delle figure retoriche e dell'utilizzo delle metriche - spiega. L'appuntamento è per sabato 3 ottobre nello studio di registrazione Effettonote di via San Francesco d'Assisi a Milano, il workshop avrà inizio alle 14.30 e proseguirà fino alle 19, l'invito a partecipare è aperto a tutti ma si rivolge in particolare a chi sta intraprendendo, o ha intenzione di iniziare, un percorso nella musica Rap. I workshop di Music Heroes, organizzati dall'agenzia di comunicazione Morning Bell, sono a numero chiuso: venti i posti disponibili per la lezione di Rancore. Per informazioni scrivere alla mail info@morningbell.it o telefonare al numero 339/1232383.

https://www.facebook.com/musicheroesworkshop
https://www.facebook.com/rancorerap

mercoledì 22 luglio 2015

I (primi) 18 anni di "Funcrusher Plus"


I wasn't born in a manger but I still received three gifts/
alphabetically listed they're Big Juss, Mr. Len and I.


La prima volta che ho ascoltato per intero "Funcrusher Plus" avevo circa diciassette anni: mingherlino, con gli occhiali tondi, i capelli a spazzola, una passione per l'Hip-Hop che stava sbocciando - anzi no, esplodendo. Ricordo il senso di vertigine, lo smarrimento, il frastuono (di musica e di emozioni); ricordo l'amore a prima vista. Avevo già perso la testa per "The Fire In Which You Burn", diffidavo sul fatto che una roba del genere potesse durare ininterrottamente per settantaquattro minuti. Un nastro, di quelli coi titoli scritti a penna in brutta grafìa, mi ha dimostrato il contrario, mi ha fatto conoscere El-Producto, Bigg Jus, Mr. Len, poi Juggaknots e Rawkus Records, mi ha insegnato a cercare a fondo (e talvolta letteralmente sul fondo) prima di ritenermi sazio di ciò che questo genere musicale mi proponeva - in alcuni casi propinava. Non basta, "Funcrusher Plus" mi ha messo in contatto con persone meravigliose e regalato ricordi troppo personali per essere riportati qui - né saprei con quali parole farlo. Solo così, cominciando da ciò che ha significato per me, posso spiegarvi il peso di un progetto che, ancor prima di tirare in ballo i gusti, ha fatto da spartiacque per l'Hip-Hop underground e, più in piccolo, per chiunque ne sia rimasto travolto, restandoci davvero sotto. "Funcrusher Plus" è un diamante sporco, grezzo e spigoloso, il capolavoro in grado di raccogliere la spinta propulsiva di vent'anni (allora) di Hip-Hop, ridisegnandone i contorni attraverso un linguaggio che è moderno e classico al tempo stesso - l'esperienza di El-P con la Definitive Jux chiarirà senza ulteriore margine d'errore quest'aspetto; i Company Flow, nella formula (qui duttile) mc + beatmaker + dj, sono sinonimo di hardcore, di essenzialità, di battle Rap, di stile. E punto. Inutile costruire castelli in aria, perché la magia generata da questi tre pazzi scatenati è nell'equilibrio, nell'uso magistrale della rima e del sample, nell'originalità sfacciata e debordante. Come quando ascolti "Legends" e dentro ci trovi "Lex Lugor" dei Cenobites (<<any rapper on a label should resign and quit>>), "Silence" ed ecco "Speak Ya Clout" dei Gang Starr, un gioco di scatole cinesi nelle quali l'Hip-Hop vive, scopa forte e si rigenera. Ed è esattamente questo, più che le metafore pazzesche di Jus (<<encased in a glass dome I pull mikes like filaments/I'm tungsten, light within that causes something>>), più che la batteria impossibile di "The Fire In Which You Burn", più che le rasoiate ai piatti di Len, a lasciare senza fiato, a scardinare i confini del tempo, a trasfigurare nel mito: l'assoluta unicità di "Funcrusher Plus", la sua capacità di rimanere - per sempre - un'opera insuperabile, oltre che inimitabile. E allora a diciotto anni da quel ventidue luglio e a poco meno di una quindicina da quando ne scrissi
la prima volta (ingenuamente) per RapManiacZ, sono a ripetere che se non avete mai ascoltato "Collude/Intrude", "Population Control", "Lune TNS", "Tragedy Of War" e, ancora una volta, "The Fire In Which You Burn", significa che fino ad oggi non avete ascoltato NIENTE.

venerdì 19 giugno 2015

Facciamo il punto sulla Mello Music Group?

La Mello Music Group viene fondata a Tucson (Arizona) nel 2007 da Michael Tolle, nome che giustamente non vi dirà pressoché nulla e che qui - se volete rimediare - racconta in dettaglio come e quando il tutto ha cominciato a prender forma. Basti dire, in questo breve spazio, che a un certo punto l'Hip-Hop ha visto spuntare una nuova label indipendente il cui logo (geniale nella sua semplicità) è una corona formata da due M poste specularmente; tolta qualche uscita in .mp3, le sue prime pubblicazioni hanno come protagonisti nomi già affermati negli ambienti underground, da Oddisee (la sua compilation "101" ha il progressivo MMGCD001) a Georgia Anne Muldrow e Declaime, passando per Sareem Poems (dal collettivo L.A. Symphony) e Trek Life. Nel suo triennio iniziale, nonostante la buona qualità offerta, la MMG rilascia un numero comunque esiguo di progetti e non si avverte ancora un indirizzo comune, una progressione vera e propria, anche se in almeno due casi viene toccata l'eccellenza piena: si tratta di "In The Ruff" (Diamond District) e "Gas Mask" (The Left), episodi seminali per ciò che l'etichetta proporrà in seguito. Da un lato, infatti, abbiamo gli mc's Uptown XO e yU, che di lì a breve esordiranno anche in veste solista, dall'altro il beatmaker Apollo Brown, che da qui in avanti (e dopo le succose premesse di "The Reset") si rivelerà autentico deus ex machina della Mello, producendone una fetta consistente di lavori. A partire dal 2011, il catalogo si arricchisce a ritmi sostenuti proponendo esordienti pescati con egregio tempismo (Has-Lo, Hassaan Mackey, DTMD, Sean Born, Castle) e, in contemporanea, attivando fruttuose collaborazioni con veterani del calibro di O.C. e Planet Asia, oltre a Guilty Simpson, Verbal Kent (anche nel trio Ugly Heroes) e, più di recente, Ras Kass, Big Pooh, addirittura Pete Rock con "Petestrumentals 2", fino all'annuncio proprio di questi giorni di un side-project tra L'Orange (altro produttore oramai in pianta stabile negli studi MMG) e Kool Keith. Perciò, senza citare uno ad uno gli album succedutisi in questa fase di espansione, a grosse linee possiamo tracciare alcune considerazioni generali sull'attività di Tolle & Co.: anzitutto, fattore per noi determinante, si deve sottolineare la sana abitudine della label di stampare i dischi sia in CD che in vinile, alimentando il mercato con pezzi che vale la pena collezionare (strategia opposta a quella di chi, invece, tenta di dirottare gli acquisti sul formato digitale attraverso inutili exclusive bonus tracks) a prescindere dall'essenzialità di alcuni artwork; ha quasi del clamoroso, poi, la costituzione di un roster che, al netto delle rispettive peculiarità, conserva una spiccata omogeneità d'intenti e trova nell'underground di qualità il suo principale terreno di riferimento, mantenendo nel corso dei diversi album pubblicati un'identità facilmente riconoscibile; infine, fa piacere notare come il sound della MMG non abbia mai (ad oggi) sconfinato oltre l'Hip-Hop, riprendendone spesso una certa classicità (e affiancare Apollo Brown a Dj Premier, pur se il primo dice chiaramente - anche quando era dietro i piatti a Schio il 1° giugno! - di ispirarsi al secondo, lascia il tempo che trova, perché tolto il ricorso costante al sampling tra i due si percepiscono tante similitudini quante differenze) ma lasciandosi comunque spazi di manovra per esperimenti un po' meno ortodossi. Tutto ciò per dire che la Mello Music Group è diventata senza dubbio alcuno la miglior label indipendente Hip-Hop degli ultimi anni e, non a caso, è apparsa tra le nostre recensioni con sempre maggior frequenza, come dimostra il corposo elenco in basso (sperando di non aver dimenticato nulla/nessuno...).

Sareem Poems "Black And Read All Over" (2009) http://www.rapmaniacz.com/Sareem09.htm
Diamond District "In The Ruff" (2009) http://www.rapmaniacz.com/DDintheruff.htm
yU "Before Taxes" (2010) http://www.rapmaniacz.com/YUbt10.htm
Apollo Brown "The Reset" (2010) http://www.rapmaniacz.com/ApolloBrownReset.htm
The Left "Gas Mask" (2010) http://www.rapmaniacz.com/TheLeftGM.htm
Has-Lo "In Case I Don't Make It" (2011) http://www.rapmaniacz.com/HasLo2011.htm
Hassaan Mackey and Apollo Brown "Daily Bread" (2011) http://www.rapmaniacz.com/HM&ABdailybread.htm
DTMD "Makin' Dollas" (2011) http://www.rapmaniacz.com/DTMDmakindoll.htm
Has-Lo "Conversation B" (2011) http://www.rapmaniacz.com/HasLoConB.htm
Sean Born "Behind The Scale" (2012) http://www.rapmaniacz.com/SeanBornBTS.htm
Apollo Brown and O.C. "Trophies" (2012) http://www.rapmaniacz.com/ABOCtrophies.htm
Oddisee "People Hear What They See" (2012) http://www.rapmaniacz.com/OddiseePHear.htm
Apollo Brown and Guilty Simpson "Dice Game" (2012) http://www.rapmaniacz.com/ApolloGuiltyDG.htm
Uptown XO "Colour De Grey" (2013) http://www.rapmaniacz.com/UptownXO13.htm
Gensu Dean & Planet Asia "Abrasions" (2013) http://www.rapmaniacz.com/GensuPAsia13.htm
Trek Life "Hometown Foreigner" (2013) http://www.rapmaniacz.com/TrekLife13.htm
Ugly Heroes "Ugly Heroes" (2013) http://www.rapmaniacz.com/UglyHeroes13.htm
Castle "Gasface" (2013) http://www.rapmaniacz.com/CastleGasface.htm
L'Orange & Stik Figa "The City Under The City" (2013) http://www.rapmaniacz.com/CityUnderCity2013.htm
Quelle Chris "Ghost At The Finish Line" (2013) http://www.rapmaniacz.com/QChris2013.htm
Oddisee "Tangible Dream" (2013) http://www.rapmaniacz.com/OddiseeTangibleDream.htm
Oddisee "The Beauty In All" (2013) http://www.rapmaniacz.com/OddiseeTBIA.htm
Def Dee "33 And A Third" (2013) http://www.rapmaniacz.com/DefDee33.htm
Verbal Kent "Sound Of The Weapon" (2014) http://www.rapmaniacz.com/VerbalKent2014.htm
7evenThirty "The Problem" (2014) http://www.rapmaniacz.com/7evenThirty2014.htm
Apollo Brown ".38" (2014) http://www.rapmaniacz.com/ABrown38.htm
Open Mike Eagle "Dark Comedy" (2014) http://www.rapmaniacz.com/OMEDarkComedy.htm
Has-Lo & Castle "Live Like You're Dead" (2014) http://www.rapmaniacz.com/HasLoCastle2014.htm
Diamond District "March On Washington" (2014) http://www.rapmaniacz.com/DDistrict2014.htm
Apollo Brown & Ras Kass "Blasphemy" (2014) http://www.rapmaniacz.com/ApolloBrownRasKass14.htm
The 1978ers "People Of Today" (2014) http://www.rapmaniacz.com/The1978ers2014.htm
Mello Music Group "Persona (Sounds Beautiful Like The Truth)" (2014) http://www.rapmaniacz.com/MMGPersona.htm
Rapper Big Pooh "Words Paint Pictures" (2015) http://www.rapmaniacz.com/RapperBigPooh2015.htm
Kenn Starr "Square One" (2015) http://www.rapmaniacz.com/KennStarrSquareOne.htm
L'Orange & Jeremiah Jae "The Night Took Us In Like Family" (2015) http://www.rapmaniacz.com/LOrangeJeremiahJae2015.htm

giovedì 18 giugno 2015

Hip Hop Family Tree - edizione italiana!

"Hip Hop Family Tree", l'apprezzato comic book di Ed Piskor del 2013, è finalmente arrivato anche in Italia, edito da Panini. Gli albi (in volumi a colori, 112 pagine, 33x23,3 cm) raccontano la nascita, la diffusione e lo sviluppo della Cultura Hip-Hop, descritta a partire dagli '70 attraverso i suoi protagonisti (Kool Herc, Grandmaster Flash, Afrika Bambaataa...), aneddoti reali, estetica del tempo e un fitto lavoro di documentazione che rende giustizia alle gustose ricostruzioni che si susseguono. Per ora è disponibile il primo numero (link in basso), ma il consiglio è ovviamente di collezionarli tutti.

http://www.paninicomics.it/web/guest/productDetail?viewItem=769485
http://www.amazon.it/Hip-hop-family-tree-Ed-Piskor/dp/8891210692/ref=sr_1_1

giovedì 11 giugno 2015

sabato 18 aprile 2015

RapManiacZ presenta: Blast yourself (free download)

"Blast yourself" è un piccolo mixtape in free download realizzato dal sottoscritto perché, si sa, quando dai una spolverata ai dischi vien sempre voglia di riascoltarne qualcuno. E allora ecco queste 16 tracce, nessun classico vero e proprio, nessuna logica aggregativa, nessuna pretesa di ricostruire periodi, percorsi o (sotto)generi; "Blast yourself" è venuto fuori da sé e rispecchia semplicemente i miei gusti, il tempo di salvare ogni pezzo sull'hard disk, preparare un modestissimo mix, registrare, tagliare tutto e aggiungere un fronte/retro rigorosamente self-made. Al link in basso lo scaricate in pochi minuti (c'è anche la tracklist, così vi fate subito un'idea), come sempre è ben accetta qualsiasi tipo di pubblicità: regalate, suggerite, copiate, rubate, spammate, diffondete tra i più giovani ché c'ha dentro le vitamine, mettetelo in auto per la primavera, fate voi... Manca una dedica, eccola: a tutti quelli che pensano l'Hip-Hop si possa fare anche sulla musica Dance - ma andate a cagare!

www.rapmaniacz.com/blastyourself.rar

1. Blaq Poet - Bang This
2. Diverse - Leaving
3. Mr. Complex - Why Don't Cha
4. The High & Mighty feat. Pharoahe Monch - Dirty Decibles
5. Kutmasta Kurt feat. Kool Keith and Motion Man - Masters Of Illusion
6. Rubberoom - Smoke
7. Smut Peddlers feat. R.A. The Rugged Man - Bottom Feeders
8. Non Phixion - Black Helicopters
9. All Natural feat. J.U.I.C.E. - Ill Advisory
10. Jigmastas feat. Sadat X - Don't Get It Twisted
11. The Creators feat. Phil Da Agony - Kronkite
12. Cage - Holdin A Jar 2
13. Non-Prophets - Xaul Zan's Heart
14. Defari feat. Evidence - Focused Daily
15. Asamov feat. Mr. Lif - Supa Dynamite
16. 7L & Esoteric - The Soul Purpose